Pubblicato su Dicembre 5, 2007 da cfc
Punto prim il modello di scrittura imparato a scuola fa a pugni con le necessita’ della comunicazione aziendale. Punto second la psicologia sociale, la linguistica e l’informatica hanno trovato strumenti e metodi che ci permettono di controllare l’efficacia dei testi con un’affidabilita’ paragonabile ai controlli di qualita’ dei prodotti. Queste due annotazioni devono naturalmente essere dimostrate, ma se risultassero vere ci costringerebbero a impadronirci delle nuove tecniche della comunicazione scritta. Andiamo con ordine e cominciamo a ragionare sullo stile di scrittura che abbiamo imparato a scuola.
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Pubblicato su Febbraio 21, 2007 da cfc
In Europa la trasformazione del modello televisivo verso le tecnologie digitali sta procedendo velocemente. In Italia invece la dipendenza dal modello televisivo tradizionale (analogico terrestre) è ancora molto forte e la più alta fra i paesi europei più simili al nostro: è, infatti, il 72% della popolazione a vedere nel nostro paese solo ed unicamente programmi della televisione tradizionale, a fronte del 65% della Spagna e della Francia, del 50% della Germania e del, minimo, 31% della Gran Bretagna. Continua a leggere…
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Pubblicato su Novembre 21, 2006 da cfc
Rapporto del Censis
Per l’80% degli italiani “informarsi” è il primo bisogno, relativo all’uso dei media, in ordine di importanza nella vita quotidiana (ma essere informati non significa esserlo solo sull’evoluzione della produzione industriale, bensì anche sull’ultimo flirt della diva più di moda).
Al secondo posto, con il 69% delle persone che gli attribuiscono la massima importanza, c’è il bisogno di “approfondire” (anche questo “bisogno” può essere declinato in diverse direzioni).
Al terzo posto c’è “l’interesse per la musica”, che riveste la massima importanza per una media del 46% degli italiani intervistati (a seconda delle generazioni per musica si intendono cose diverse).
Al quarto posto, per importanza nella vita quotidiana, i media vengono usati per il bisogno di “relazionarsi”, per il 45% delle persone. Segue, poi, il bisogno di “accedere a servizi utili” (41%), la voglia di “intrattenimento”, svago (41%) e, infine, il bisogno di “orientarsi negli acquisti” (21%). Continua a leggere…
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Pubblicato su Novembre 20, 2006 da cfc
L’antropologo russo V.J.Propp negli anni ‘40 ipotizzò che le fiabe da lui studiate potessero essere completamente rappresentate da una serie finita di funzioni.
La combinazione di una serie di queste funzioni – non necessariamente tutte! – permette, in maniera quasi automatica, di creare altre nuove storie.
La tesi di fondo dello studio è che le fiabe di magia affondino le loro origini storiche nei riti di iniziazione dell’età tribale e presentino, al di là dell’area culturale di appartenenza, una stessa struttura, cadenzata da personaggi che svolgono le stesse funzioni in rapporto allo svolgimento della storia. Le fiabe di magia (poiché questo è l’ambito del suo interesse) presentano degli elementi costanti, indipendentemente dalla storia raccontata.
Gli elementi costanti, stabili sono le funzioni, ossia l’operato d’un determinato personaggio, dal punto di vista del suo significato per lo svolgimento della storia, indipendentemente dalla sua identità e dal modo di esecuzione. Continua a leggere…
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Pubblicato su Novembre 20, 2006 da cfc
Pubblicare un libro. Quando esce “Gli indifferenti”, nel ‘29, Moravia è alle strette. Si è fatto prestare i soldi dal padre per pubblicare. Amici gli hanno consigliato la casa editrice Alpes, di Milano. Consegnato il manoscritto, il giovane Moravia, allora ventiduenne, aspetta quasi tre mesi prima di ricevere una risposta. Il direttore della Alpes, alla fine, stamperà il libro solo dietro un consistente contributo economico. Eppure lo scrittore insiste. E, nel caso de “Gli indifferenti”, casualità e determinazione s’intrecciano in un successo strepitoso, immediato (ventimila copie, tre ristampe in pochi mesi, la critica letteraria dei giornali e delle riviste impazzita). Continua a leggere…
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Pubblicato su Febbraio 20, 2006 da cfc
Un libro inglese sulla interpunzione vende 700 mila copie e diventa un caso. Parla lautrice – In che modo quei simboli inventati in Italia ci possono aiutare a pensare e a scrivere meglio.
Lynne Truss aveva fatto un po´ di tutto nel mondo della carta stampata: correttore di bozze, redattore letterario, giornalista sportivo, critico televisivo, columnist, scrittrice. I suoi tre romanzi avevano venduto, mediamente, 3 mila copie ciascuno. Non si aspettava più di diventare un´autrice di best-seller. Ancora meno avrebbe immaginato di dovere il successo alle virgole. Quelle che, piazzate nei punti sbagliati, danno un senso assurdo al titolo del volume che le ha dato la fama: Eats, shoots & leaves (alla lettera, Mangia, spara e se ne va ? per il significato esatto, con le virgole al posto giusto, continuare a leggere). E più in generale, le virgole che, insieme ai punti e virgola, ai due punti, agli apostrofi, ai punti esclamativi e interrogativi, costituiscono l´argomento della sua opera: un manuale, per l´appunto, di punteggiatura. Continua a leggere…
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Pubblicato su Dicembre 12, 2005 da cfc
Chi bazzica nel mondo della scrittura, prima o poi si troverà ad avere sicuramente a che fare con impegni di lavoro dove è pagato per fare promozione a questo o a quell’evento, prodotto, individuo… Immancabilmente qui ci si scontra con “datori di lavoro” che, pur commissionando a voi – l’esperto di scrittura e comunicazione – il lavoro da fare, sono però fondamentalmente convinti di sapere loro come debba essere svolto. E qui non ci sono vie d’uscita: o accettate la loro interferenza, divenendo più o meno degli scriba assoldati; oppure lasciate perdere il lavoro. Continua a leggere…
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Pubblicato su Dicembre 14, 2004 da cfc
E’ la quarta lingua più studiata al mondo e la seconda più utilizzata a livello commerciale – pubblicità inclusa…
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Pubblicato su Dicembre 2, 2004 da cfc
Una delle fondamenta per lo scrivere bene è quella di essere chiari. Importata dal giornalismo anglosassone è la regola delle 5 W. Ovvero:
who – chi, il soggetto protagonista della tematica che si sta presentando;
what – cosa, cioè l’ggetto in questione;
where – dove si svolge ciò che si sta presentando;
when – quando si svolgerà;
why – perché, ovvero le motivazioni che lo supportano.
Per maggiore incisività vi consiglio di fare poi in modo che all’inizio della vostra stesura ci sia un paragrafo introduttivo che risponda ai 5 punti menzionati. Questo perché se il lettore è di fretta, leggendo per lo meno l’inizio, avrà capito di cosa si tratta e potrà quindi decidere se approfondire o passare oltre.
In un’epoca dove la comunicazione avviene a un ritmo incalzante di click sui computer, stare ad appensantire il lettore con della retorica, capirete bene che può risultare veramente noioso! Se si vuole quindi dare delle informazioni che arrivino al pubblico non si dimentichi la chiarezza e il saper essere concisi.
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Pubblicato su Novembre 30, 2004 da cfc
L’informazione è “il mezzo attraverso cui il popolo, unico fondamento della sovranità democratica, accede alla conoscenza del mondo necessaria all’esercizio di questa sovranità”. La costituzione repubblicana dedica una parte rilevante delle sue disposizioni alle libertà e, tra queste, regola la libertà di manifestazione del pensiero (art. 21), la libertà di corrispondenza e di comunicazione (art. 15 Cost.), senza trascurare altri importanti profili legati alla cultura ed alla ricerca scientifica (art. 33 Cost.). Continua a leggere…
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